Cent’anni a Nordest di Wu Ming 1 – la recensione

Uscito inizialmente a marzo come un racconto inchiesta in tre puntate sul sito della rivista Internazionale, Cent’anni a Nordest è diventato un libro edito da Rizzoli solo pochi mesi dopo.

Il testo iniziale è stato ampliato e integrato con nuovo materiale e il nuovo libro di Wu Ming 1 è stato presentato nei primi giorni di agosto a Trieste in uno dei luoghi simbolo delle peculiarità del capoluogo giuliano, il comprensorio dell’ex ospedale psichiatrico nell’ambito del Lunatico Festival. E’ possibile ascoltare in streaming o scaricare l’audio di quella serata in questa pagina di Giap, il blog dei Wu Ming. Se volete saperne di più sul libro leggete la mia recensione qui sotto e soprattutto consultate le pagine dedicate al libro su Giap.

Bentornati, fantasmi della diserzione.

Qualche giorno fa, durante l’incontro di basket Italia Russia, al Palarubini di Trieste, sugli spalti è comparso uno striscione con, ai lati, l’alabarda triestina e la bandiera russa e in mezzo la scritta in inglese e russo: Putin aiuta Trieste! Gli indipendentisti triestini, che hanno esposto lo striscione, sono però scivolati, di nuovo, sulla traduzione e hanno aggiunto una “s” di troppo alla parola “help” trasformando l’imperativo in presente indicativo e rendendo così l’invocazione in un dato di fatto, quasi fosse il titolo di un articolo. Chissà che cosa avrà fatto Putin per Trieste, si sarà chiesto qualcuno che ignora l’innamoramento dei movimenti separatisti del capoluogo giuliano per il presidente russo.
A Wu Ming 1 questa love story non é sfuggita per niente ed è uno dei temi trattati in Cent’anni a Nordest uscito inizialmente in tre puntate sul sito della rivista Internazionale e che, ampliato e integrato, è diventato un libro edito da Rizzoli e uscito nel giugno di quest’anno.

Wu Ming 1 vive a Bologna ma il Nordest lo conosce molto bene e Trieste è diventata la sua seconda città per cui lo sguardo sui fenomeni che descrive non viene dall’alto ma é frutto di esperienze vissute direttamente su questi territori. Molte volte si é parlato di sguardo obliquo per definire la metodologia con cui Wu Ming 1 e tutto il collettivo trattano la storia e le storie che raccontano. Sono approcci mai diretti e frontali ma al contrario punti di vista che seguono traiettorie non convenzionali e utilizzati per farci conoscere aspetti poco conosciuti di storie più o meno note.
E per farlo, questa volta, l’autore ha scelto una formula nuova quella del racconto-inchiesta, come é stato chiamato sul sito della rivista Internazionale, o se vogliamo, del reportage narrativo come è stato definito all’interno del libro. Ma potrebbe essere anche la trascrizione di un lungo intervento fatto durante un incontro con il pubblico. Leggendo Cent’anni a Nordest, infatti, sembra di ascoltare la voce di Wu Ming 1 che ci accompagna in questo viaggio grazie allo stile colloquiale con cui tratta fenomeni culturali e sociali sicuramente poco noti nel resto d’Italia.
Gli argomenti sono tanti ma il fulcro è sempre lui, quella parte d’Italia che da un po’ di anni chiamiamo Nordest, termine che ha sostituito i desueti Tre Venezie e Triveneto. Wu Ming 1 prende in esame il fenomeno indipendentista che prolifica in queste regioni e avverte che, nonostante i numeri ridotti, sminuirne l’importanza è un grave errore. Siamo di fronte un sintomo, ci avverte l’autore e, citando lo psichiatra e filosofo francese Jacques Lacan, ci avvisa che con il sintomo bisogna saperci fare. Parlando di indipendentismo però Wu Ming 1 ci regala anche un quadro preciso della destra italiana e europea, anzi delle destre. Quelle italianissime e nazionalistiche con il mito della patria e quelle che rimpiangono i bei tempi andati quando l’Italia non c’era, austronostalgiche, vedove di Haider, che vedono in Putin il nuovo Cesare. Ma anche partiti e movimenti né di destra né di sinistra o peggio ancora un po’ di destra e un po’ di sinistra. In ogni caso propagatrici di ideologie che con le loro “rimozioni storiche e le mitologie tossiche non cessano di plasmare il presente”. E molte di queste rimozioni risalgono proprio alla prima guerra mondiale, la guerra granda, e se si vuole capire cosa hanno in comune le terre diverse che formano il Nordest bisogna ripartire proprio dal primo conflitto mondiale che ebbe in quei luoghi uno dei suoi teatri principali.
Nell’ultima parte del libro il viaggio a Nordest è anche un viaggio nel tempo e un atto di accusa per chi oggi, per il centenario, invece di commemorare un’enorme tragedia sembra festeggiare un’entrata in guerra trasformando in parate militari quelli che dovrebbero essere cortei pacifisti silenziosi fatti con un candela in mano. Come se non bastasse già dover vedere il nome del generale Cadorna imperversare su vie e piazze delle città del Nordest. Per fortuna è uscito questo libro a ricordarci di tutti i poveri cristi che hanno avuto il coraggio di dire no a quell’assurda mattanza e che hanno pagato con la vita la loro sacrosanta e legittima insubordinazione e per fortuna c’è sempre qualcuno che in un blog, in uno spettacolo teatrale, in un concerto, in un bar, in qualsiasi posto dice “a chiare lettere che un generale non fu un grande, che nessuno gli deve obbedienza postuma, che disobbedire fu giusto allora e potrebbe essere giusto oggi e domani. Bentornati, fantasmi della diserzione“.

Settembre 2015

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