On Writing – la recensione –

On writing è tanto lontano dall’essere un manuale di scrittura creativa quanto lo è dall’essere un’autocelebrazione di uno degli scrittori più famosi e letti degli ultimi quarant’anni. Sono sicuro che può essere apprezzato anche da chi non ha mai letto un romanzo di Stephen King e non ha mai avuto velleità letterarie e questo perché il libro, pur non essendo uno dei tanti romanzi del Re, ha lo stesso piglio di tutta la sua produzione e cioè ammaliare il lettore fin dalla prima pagina, rapirlo per tutta la durata del libro, inchiodarlo alla poltrona (o al cesso, al letto, alla panchina di un parco…) per poi liberarlo con una storia in più da portare con sé.
E anche se On writing non è un romanzo, la storia c’è sempre e cioè quella della vita di King e non perché, come dice lui, la sua vita sia un romanzo ma perché la sua vita è scrivere. Ed è questo di sicuro il primo e fondamentale insegnamento che King offe ai suoi lettori e aspiranti scrittori; amare in maniera viscerale e passionale i momenti in cui ci si dedica alla lettura e alla scrittura. Solo un amore sincero ed onesto può portare a dei risultati.

On writing ormai ha i suoi anni dato che è uscito nella prima edizione nel 2000 (ma King iniziò a lavorarci alla fine del 1997) per cui alcuni consigli dell’autore possono risultare un po’ datati ma stiamo parlando solo della fase seguente alla stesura definitiva del romanzo, quella che precede la pubblicazione. Sicuramente le innovazioni tecnologiche (lo sviluppo di internet, i social network, la stampa digitale) che hanno preso piede in questo nuovo millennio hanno mutato radicalmente le metodologie per far conoscere i propri lavori. Come è anche da considerare che King parla del mondo dell’editoria americano molto lontano dalla realtà italiana. Da noi non ci sono possibilità (o sono scarsissime) di inviare racconti a delle riviste, che se decidono di pubblicarli te li pagano, inoltre la figura dell’agente letterario non ha un carattere così determinante come nel mondo anglosassone. Per il resto qualsiasi consiglio che King fornisce ai suoi lettori è oro colato soprattutto perché non è frutto di teorie letterarie lontane dalla realtà ma figlio della sua esperienza.

Questa edizione (Frassinelli) è del novembre 2015 ed è stata impreziosita dall’introduzione di Loredana Lipperini e da una nuova traduzione di Giovanni Arduino (dopo le fortunate parentesi di Wu Ming 1 per Notte buia, niente stelle e 22/11/1963). Il fatto che abbia anche una copertina molto convincente può indurre all’acquisto anche chi abbia già in casa la prima edizione. Se poi nella frase precedente non avessi usato “il fatto che” dimostrerei anche di aver imparato qualcosa dall’autore che si accanisce, spesso in modo anche ironico, contro l’uso improprio di un certo tipo di linguaggio. L’espressione “il fatto che” ad esempio è da evitare ma quello che più fa rizzare i peli a King sono gli avverbi messi a casaccio soprattutto nei dialoghi. Ma King non ci mette davanti a nessun regola ed ad alcun dogma, ci fa solo capire, facendoci sorridere, quanto possa essere inutile e dannoso un certo modo di scrivere soprattutto quello che non dimostra una serietà d’intenti.

La prima parte del libro, intitolata Curriculum vitae è quella più autobiografica e ci racconta gli anni della formazione fino al primo grande successo: Carrie, questa è la parte più lontana che si possa immaginare da un manuale di scrittura creativa ma probabilmente conoscendo la vita di King si impara molto di più su quest’arte che leggendo qualsiasi vademecum che promette di svelare i segreti del mestiere. Poi c’è la Cassetta degli attrezzi la parte più “operativa” del libro dove si capisce che il più delle volte la semplicità è la miglior arma per raggiungere il cuore dei lettori. Sulla scrittura è il cuore del libro che dà il titolo a tutto il progetto e che narra le fasi del processo creativo fino alla nascita del libro. E infine un post scriptum Sulla vita dove King ci racconta come abbia visto in faccia la morte e come l’amore per la scrittura lo abbia fatto rinascere come uomo e come autore.

On writing non può mancare nella libreria del lettore, anche occasionale come lo sono io, di Stephen King ma può essere anche un’occasione per avvicinarsi al mondo di questo autore e, perché no, una spinta a buttar giù quella storia che ci girava in testa e che non avevamo mai avuto il coraggio di scrivere.

Luglio 2016

 

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