Get back di Alberto Campo – La recensione

Get back di Alberto Campo, giornalista, critico musicale e conduttore radiofonico ha ormai i suoi anni. Il libro é uscito infatti nel 2004 volendo celebrare i cinquanta anni del rock (considerandone come data di nascita il luglio del ’54 quando fu pubblicato il primo 45 giri di Elvis Presley. Come suggerisce il titolo, però, il lettore non incontrerà il re del rock ‘n’ roll al primo capitolo bensì all’ultimo. Il saggio è infatti strutturato come un viaggio a ritroso nel tempo, fino alle origine del rock, attraverso venti date che Campo ha considerato fondamentali e che in qualche modo hanno cambiato la storia della musica. Questo almeno nelle intenzioni dell’autore poi, però, quando si legge che il primo capitolo é dedicato ad Eminem, il secondo alla Love Parade di Berlino ed un altro ancora prende come data importante il 3 maggio 1975 quando Autobahn dei Kraftwerk sale al 25° posto nella classifica dei singoli più venduti in America, si capisce che c’è qualcosa che stona. Questo perché Campo ha voluto condensare in questo volumetto cinquanta anni di musica e di cultura pop spaziando, con disinvoltura, fra gli argomenti e i generi musicali più disparati tradendo, di fatto, il sottotitolo che recita “i giorni del rock“. In questo modo la scelta dei giorni si limita ad essere, in molti casi, un mero pretesto per parlare di rap, reggae, punk, techno e anche, per fortuna, in qualche caso di rock. Toccando così tanti argomenti Get Back non trova il tempo di analizzarne esaustivamente nemmeno uno riducendosi ad essere una sorta di “bignami” della storia della musica.
Utile a chi vuole pescare qualche titolo nel “mare magnum” di nomi, date, film, brani e album, meno utile a chi pensava di leggere la storia di quei venti giorni che hanno cambiato il rock.

1 marzo 2013

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

I tagli alla sanità presentano il conto

Nel numero di dicembre de “Il Lavoratore” troverete un dossier sanità a cui ho contribuito con un articolo dove ho raccontato la mia esperienza con il Covid-19. Più che dei sintomi ho scritto della confusione in cui è precipitato il Dipartimento di Prevenzione dell’ASUGI a Trieste a causa della seconda ondata di contagi iniziata nei primi giorni di ottobre.