Cristiano De André non calcava un palcoscenico della nostra città dal lontano 18 novembre 1997 quando, sempre al Politeama Rossetti, sedeva dietro al padre nell’ultimo concerto triestino di Faber. Decisamente troppi anni e infatti Trieste ha risposto alla grande con un tutto esaurito e con una platea che ha tributato più volte delle ovazioni per il figlio del cantautore genovese e la sua solidissima band.
Cristiano, quella sera di tanti anni fa, l’ha ricordata ieri chiedendo chi fosse presente e a dire il vero le mani che si sono alzate non sono state poi così tante a testimonianza, che al concerto del Politeama, sono accorse tante persone che per motivi anagrafici non hanno potuto assistere ai concerti del padre. Questa è la testimonianza del seguito incredibile che Fabrizio De André continua ad avere a quasi trent’anni dalla morte e che coinvolge anche le nuove generazioni. Non dico che il Politeama fosse pieno di ragazzini ma per ascoltare le canzoni di un autore, che ha inciso le sue prime canzoni più di sessanta anni fa, sono arrivati in tanti che probabilmente le hanno sentite per la prima volta solamente dopo la sua scomparsa.
Per quanto Cristiano De André sia un eccezionale polistrumentista e abbia nella sua carriera composto delle bellissime canzoni, non si può negare che il Politeama si sia riempito in ogni ordine di posti perché tutti volevano ascoltare le canzoni del padre. E grazie a un’accorta ed intelligente scelta dei brani direi che sono stati accontentati tutti. Sia i meno giovani, che hanno potuto ascoltare delle canzoni che Fabrizio raramente faceva dal vivo o che aveva eseguito solo negli anni Settanta e primissimi Ottanta, sia quelli che invece volevano ascoltare le più famose e celebrate negli anni. Non sono mancati quindi i classici proposti negli anni dalla Premiata Forneria Marconi, con i loro concerti celebrativi del tour del 1979, ma c’è stato spazio a delle vere proprie gemme che avranno emozionato più di qualche fan meno giovane che fino a ieri le aveva potute ascoltare solo su disco. Da una quarantina di pezzi che Cristiano ha in repertorio e che ha pubblicato su quattro live, ieri il pubblico triestino ne ha potuto ascoltare più di venti per un concerto della durata di ben 2 ore e quaranta, durata che difficilmente si può registrare in concerti di musica italiana.
Cristiano non ha perso smalto nella sua voce e il suo timbro evocativo raggiunge livelli molto vicini a quelli del padre che però, per sua stessa ammissione, risulta essere (e non solo per lui) sempre irraggiungibile. Ma oltre a farci ascoltare la sua voce Cristiano ha saputo parlare al pubblico in maniera molto onesta, ovviamente prima di tutto del suo rapporto (spesso difficile) con il padre e al duro ruolo che ha dovuto mantenere come musicista messo sempre di fronte a un impietoso confronto artistico con il genitore. Ma ha parlato anche di temi più scottanti dei giorni nostri e di quanto poco sia cambiato, nel corso degli anni, in termini di guerre e sofferenze, se una canzone come Sidún uscita nel 1984 sia purtroppo ancora drammaticamente attuale. Cristiano oggi non ha sicuramente timore di schierarsi mandando affanculo Trump e Netanyahu e appoggiando alla fine sull’asta del microfono una bandiera palestinese.
Ma il valore aggiunto di questo concerto oltre, all’esecuzione di brani come “Canzoni del padre”, “Nella mia ora di libertà”, “Coda di Lupo”, “Se ti tagliassero a pezzetti” e “Quello che non ho”, è stata la bravura della band alle spalle del protagonista che è passato con disinvoltura dalle varie chitarre, al violino e al bouzouki. A tutto questo si sono aggiunti dei nuovi arrangiamenti che hanno dato molta aggressività ai brani rendendoli decisamente più rock rispetto agli originali. Arrangiamenti che in alcuni casi, soprattutto nell’intro della canzone, si allontanavano da quelli cantati da Fabrizio e che rendevano non immediatamente riconoscibile il brano. In altri momenti l’intervento è stato più sottile, come nel caso delle canzoni del disco live con la PFM, ma l’impronta personale si è sempre sentita perché quello di ieri non è stato sicuramente il concerto di una tribute band. Il tributo doveroso e sentito c’è ovviamente stato ma da parte di un vero artista che ha saputo mettere in piedi uno spettacolo di forte impatto emotivo e di grande qualità sonora.