Coronavirus e il modello Italia

Per quanto tempo ci hanno propinato la bugia che i nostri metodi per combattere l’emergenza coronavirus sono stati da esempio per tutto il mondo? Quante volte scelte diverse di altri paesi sono state fortemente criticate e sapientemente manipolate dai media? La rivista Forbes ha pubblicato i risultati di uno studio del consorzio Deep Knowledge Group che ha valutato l’efficienza delle strategie anti coronavirus di 200 stati. Non ho idea se questo studio sia realmente obiettivo (se volete saperne di più su questo organismo cliccate qui) sta di fatto che i media mainstream italiani, al momento, si guardano bene dal pubblicarne i risultati.

Il paese che ha meglio affrontato l’emergenza risulta essere Israele (che ha predicato più che il lockdown la separazione fra la popolazione giovane e quella anziana).
I criteri presi in considerazione dal team di esperti per stilare questa classifica sono stati:

  • Efficienza di quarantena
  • Efficienza della gestione del governo
  • Monitoraggio e rilevazione
  • Disponibilità al trattamento di emergenza

L’Italia non rientra nemmeno fra i primi 40 se consideriamo tutto il mondo è invece 32esima in Europa.

Ma non scoraggiamoci perché un primo posto è nostro ed è quello del paese più a rischio, non solo rispetto alla probabilità di contagiarsi ma anche tenendo conto delle ripercussioni sociali causate dalla pandemia, dalla crisi economica alla qualità della vita. La classifica la trovate qui. Medaglia d’argento agli USA e medaglia di bronzo al Regno Unito.

La Germania risulte essere prima nell’efficacia del trattamento alla malattia considerandone il monitoraggio, la gestione e la ricerca di nuove terapie di cura. La classifica la trovate qui e l’Italia non è fra i primi dieci. Il decimo posto lo ottiene invece nella classifica come supporto del Governo.

 

 

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I tagli alla sanità presentano il conto

Nel numero di dicembre de “Il Lavoratore” troverete un dossier sanità a cui ho contribuito con un articolo dove ho raccontato la mia esperienza con il Covid-19. Più che dei sintomi ho scritto della confusione in cui è precipitato il Dipartimento di Prevenzione dell’ASUGI a Trieste a causa della seconda ondata di contagi iniziata nei primi giorni di ottobre.