Woody Allen è universalmente noto come uno dei più importanti registi della storia del cinema ma, a mio parere, prima ancora che un cineasta, è uno scrittore. È entrato nel mondo dello spettacolo da giovanissimo, quando, a 16 anni, iniziò a scrivere battute per un giornale di Broadway e continuò in seguito a scrivere testi per il New Yorker, per la radio, per la televisione, per il teatro e per altri comici, fino a quando il suo volto non divenne popolare: prima come stand-up comedian, poi come attore cinematografico.
Ha diretto una cinquantina di film ma, soprattutto, li ha scritti. Per sua stessa ammissione, della macchina da presa sa solo che è necessario togliere il copriobiettivo prima di iniziare a girare. Le sue grandi capacità risiedono nell’interpretare ruoli, dirigere gli attori e, soprattutto, scrivere grandi storie. Allen è sempre stato un regista molto prolifico e ha sfornato film al ritmo di quasi uno all’anno; era dunque comprensibile che non trovasse il tempo per dedicarsi alla narrativa pura.
Dopo la trilogia degli anni Settanta composta da “Saperla lunga”, “Citarsi addosso” ed “Effetti collaterali”, per molti anni Allen si è dedicato esclusivamente alla scrittura dei soggetti e delle sceneggiature dei suoi film, con solo brevi interruzioni per raccolte di racconti come “Pura anarchia” e “Zero Gravity”, fino ad arrivare ai giorni nostri, quando sono uscite, prima la sua autobiografia, “A proposito di niente”, e ora anche il suo primo romanzo: “Che succede a Baum?”, un progetto che covava da tempo ma che, per mancanza di tempo, non era mai riuscito a portare a termine.
Il romanzo è incentrato, fin dal titolo, sul suo protagonista Asher Baum, un giornalista ebreo di mezza età diventato romanziere e drammaturgo che, come accade spesso nei film di Allen, rappresenta un evidente alter ego dell’autore. In questo caso inevitabilmente ringiovanito, ma riconoscibile in ogni sua idiosincrasia: l’ansia cronica, il bisogno nevrotico di controllo, l’ossessione per il senso della vita e per la morte, il rapporto conflittuale con il successo, con le donne, con l’arte e con l’intellettualismo. Ossessionato dalle malattie e convinto che la moglie lo abbia tradito con il fratello, Baum vive una profonda crisi professionale: i suoi libri vendono poco, mentre quello d’esordio del figlio della moglie diventa in breve tempo un best seller, provocandogli una feroce invidia. Baum è a pezzi (come Harry nel film del 1997) e inizia a dialogare con se stesso ad alta voce; dialoghi animati, perché nemmeno con il proprio “io” riesce ad andare d’accordo, che lo portano a vivere situazioni imbarazzanti.
Baum potrebbe uscire, senza sforzo, da uno dei tanti capolavori di Allen degli anni Settanta e Ottanta: uno dei personaggi “alleniani” che parlano troppo, pensano troppo e vivono con l’eterna sensazione di essere fuori posto nel mondo. Mentre si legge il libro, è inevitabile immaginarlo prendere vita sul grande schermo, mentre si aggira preoccupato per le strade di New York.
Woody Allen ha compiuto da un mese 90 anni; tuttavia, la sua scrittura è sorprendentemente fresca e giovane. Il romanzo non ha nulla della malinconia dei tempi che furono o del bilancio finale della vita di un uomo. Le atmosfere sono attuali, i dialoghi rapidi, l’ironia tagliente e l’energia narrativa intatta. Come nei suoi film migliori, leggendo questo libro si respira quella miscela inconfondibile di leggerezza e profondità, di comicità e disperazione, di brillantezza intellettuale e fragilità emotiva.
“Che succede a Baum?” non dà affatto l’impressione di essere un’opera di commiato. Al contrario, appare come l’inizio di una nuova fase: un territorio che Allen esplora con curiosità e libertà, senza nostalgia e senza l’urgenza di chiudere un discorso. Se questo romanzo è un esordio tardivo, è anche la dimostrazione che la scrittura non conosce età, soprattutto nel suo caso perché, alla fine, Woody Allen, al di là delle etichette, è sempre stato e continua a essere – e speriamo lo sarà ancora per molti anni – uno scrittore. Un grande scrittore.
Non c'era nessuno che capisse veramente Asher Baum tranne che Asher Baum.